Daniela Mainini, Presidente Centro Studi Grande Milano


22 marzo 2019

Guardando l’opera pittorica di Monica De Mattei cerco di interpretare quale sia la sua poliedrica simbologia giacché mi parrebbe riduttivo definirla unicamente con la caratteristica superficiale più evidente, ovvero quella del tripudio di colori.

L’obiettivo dell’artista pare da sempre la realizzazione di un ideale acquario infinito, ovvero una grande e univoca opera d’arte che si compone e scompone a seconda degli spazi in tante opere d’arte di diverse dimensioni che hanno come unico soggetto tanti pesci destinati a creare un unicum pittorico.

Il pesce che è animale che vive sott’acqua senza annegare, simboleggia sin dall’antichità il Cristo, che può entrare nella morte restando vivo quale pescatore di anime.

Una specie, quella dei pesci, posta ai piedi dell’albero del mondo perché solo i pesci hanno il carattere ctonio di chi vive nell’acqua distruttrice di ogni forma.

Ignoro se Monica, donna del suo tempo, bella e appassionata, si sia mai fermata a pensare di lavorare a un’opera di tale potenza vivifica ma non può sfuggire la sensazione di un forte carattere fertile che la visione delle intere pareti dà al visitatore.

Del resto secondo la mitologia giapponese, la terra è un pesce gigante che abita nelle acque del mare e in Cina come in India il pesce è simbolo di una nuova nascita.

L’acquario infinito è la rappresentazione colorata di un ossimoro ma forse, a ben vedere, in questo è il segreto dei quadri di Monica: rompere i limiti dell’acquario per donarci i colori di un mare immaginario e fantastico.

Grazie dunque a questa figlia della Grande Milano che ci obbliga a navigare le acque di un ideale fonte battesimale da cui attingiamo forza e vitalità.

Daniela Mainini

Presidente del Centro Studi Grande Milano