Flavio Caroli, Storico Dell’Arte


22 marzo 2019

Cara Monica,

chi pensa che il legame degli esseri umani con gli elementi primari (acqua, aria, terra, fuoco) sia inesistente e frutto di fantasia,  quasi certamente sbaglia. Nella mia vita, per esempio, da sempre l’acqua prevale. Sono nato sotto il segno dei Pesci, e da sempre sento l’acqua come l’elemento in cui è più facile vivere, da sempre amo il nuoto, e soprattutto amo guardarla, l’acqua: quella senza fine del mare, e, forse soprattutto, quella apparentemente ferma e addormentata, l’acqua delle valli, dei canali, l’acqua stabile della Camargue o della Luisiana.

Così, l’incontro con le creature marine, o acquatiche, dei tuoi quadri mi ha provocato una strana emozione. Ho sentito quei tuoi pesci che nuotano placidamente, e poi improvvisamente virano la loro rotta, e si inabissano per esplorare il  fondali, come compagni di strada. Io credo che tu li abbia concepiti come simboli di bellezza e di libertà. Bellezza perché là, nel regno dell’azzurro, tutto è senza tempo e infinitamente appagante. Libertà perché nello sconfinato blu non ci sono limiti, o argini, o barriere; quello è il regno delle infinite possibilità e di tutti i desideri, dell’espansione illimitata e serena del proprio esistere in questo mondo.

Credo di aver capito tutto quando mi sono reso conto che le creature marine, i pesci, tendevano poco per volta a diventare cuori. La libertà porta amore, e conseguentemente il simbolo dell’amore. Credo di aver capito che così il cerchio si chiude. Nell’azzurro, nella libertà, nella fantasia, non c’è posto che per l’amore, e tutto porta all’amore, che l’arte tenta di esprimere con la pienezza dei suoi mezzi. Certo anche tu, come me, non sai dove questo volo potrà condurre. Ma consoliamoci. Ci siamo sempre chiesti se la libertà comporta dei rischi. Io non lo so. Tu non lo sai. Ma l’arte ci aiuta, perché crea bellezza e  – appunto – libertà.

Con affetto,

Flavio  Caroli

Storico dell’Arte