PlasticFish, testo critico di Raffaella Ferraro


24 maggio 2019

La creatività esplosiva di Monica De Mattei nella nuova collezione dei “Plasticfish” trova la propria fonte di ispirazione in una concreta problematica attuale, la scottante questione dell’inquinamento causato dalla plastica.

L’artista, da sempre affascinata dal misterioso mondo acquatico, avverte in maniera particolare la minaccia incombente che grava come un macigno sul suo incontaminato universo pittorico marino.
Partendo, quindi, da evidenze di carattere ambientale e in un’ottica di sensibilizzazione, Monica trasforma le sue variopinte e gioiose creazioni acquatiche in spunti di riflessione sugli effetti devastanti delle microplastiche sulla fauna marina a lei tanto cara.

I “Plasticfish” della nuova serie altro non sono che delle particolari varianti dei già noti “Pesci fuor d’acqua”, che – ormai spogliati dei loro sgargianti e sinuosi flutti di colore – rivelano sul proprio corpo gli effetti disastrosi dell’inquinamento dei mari. Le sagome perfette dei pesci fantasia dell’artista accolgono adesso frammenti irregolari di plastiche di riuso, residui di bottiglie recuperate da Monica, modellati e applicati secondo un preciso criterio cromatico, che danno ai pesci una connotazione quasi scultorea, tridimensionale.

Attraverso questa nuova collezione, l’artista ci pone davanti all’evidenza di un doloroso processo metamorfico, dove gli abitanti del suo immaginario oceano creativo perdono le loro trame decorative di lustrini, borchie e specchietti per accogliere le dure scaglie plastiche di un mondo vittima di un inquinamento aggressivo, diventando così un chiaro monito sull’impegno collettivo necessario nei confronti della sostenibilità ambientale.

Raffaella Ferraro

Storico dell’Arte