Il pesce che non c’è


Partendo dalle sagome della collezione “Pesci fuor d’acqua”, e giocando sempre con i contrasti di cui è costituito il mondo di Monica De Mattei, nascono le opere dal titolo “Il pesce che non c’è”. Pendant e dittico sono una novità con cui si cimenta l’artista, mettendo in una comunicazione più diretta ed evidente le serie, che parlano tra loro in un dialogo continuo. “Il pesce che non c’è”, è saltato fuori dall’“Oceano 4.0”, è uscito da un fantasioso mare colorato lasciandovi emergere un vuoto. Un vuoto che è simbolo di un’infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e di libertà. Rappresenta quello stato mentale che la filosofia orientale indica come fondamentale per l’artista, perché solo se libera dalla distrazione di pensieri estranei, l’anima può rilasciare la propria potenza creativa. È un vuoto che rende possibile l’apparire, il sopraggiungere di ogni cosa, anche la più inaspettata, come un “pesce che c’è e che non c’è”, cioè un’opera dove la sagoma bucata non è più solitaria, ma accompagnata da altri “compagni visibili” che nuotano dentro – ma chissà, magari anche fuori – da quel mare di spirali, viluppi e onde colorate che infondono spensieratezza, gioia e voglia di vivere.